Codice Civile


LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO I
Delle obbligazioni in generale
CAPO VII
Di alcune specie di obbligazioni
SEZIONE I
Delle obbligazioni pecuniarie

Art. 1282

Interessi nelle obbligazioni pecuniarie
TESTO A FRONTE

I. I crediti liquidi ed esigibili di somme di danaro producono interessi di pieno diritto, salvo che la legge o il titolo stabiliscano diversamente.

II. Salvo patto contrario, i crediti per fitti e pigioni non producono interessi se non dalla costituzione in mora.

III. Se il credito ha per oggetto rimborso di spese fatte per cose da restituire, non decorrono interessi per il periodo di tempo in cui chi ha fatto le spese abbia goduto della cosa senza corrispettivo e senza essere tenuto a render conto del godimento.


GIURISPRUDENZA

Ammortamento alla francese – Meritevolezza degli interessi perseguiti – Piena libertà dell’imprenditore bancario di fissare le pricing policies che ritiene per lui più opportune

Informazioni precontrattuali – Ammortamento alla francese – Particolari spiegazioni – Esclusione

Specifica approvazione per iscritto ex art. 1341, comma 2, c.c. Ammortamento alla francese – Richiamo al calcolo «a scalare» degli interessi – Sufficienza
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La scelta di adottare, nei prodotti imprenditoriali immessi nel mercato, un piano di ammortamento alla francese è riconducibile alla libertà imprenditoriale dell’operatore bancario, che, in ragione degli art. 41 Cost. e 1322 c.c., può ritenersi libero di adottare le pricing policies che ritiene più opportune.

Le clausole generali di trasparenza e buona fede non implicano che l’intermediario sia tenuto a informare la clientela della maggiore onerosità intrinseca del piano di ammortamento alla francese rispetto ad altre tipologie di ammortamento. Diversamente opinando, si dovrebbe ritenere che gli operatori bancari siano assoggettati a obblighi di trasparenza di mercato, significativamente più ampi rispetto a quelli propri di trasparenza contrattuale.

Per rispettare il requisito della specifica approvazione per iscritto di cui all’art. 1341, comma 2, c.c., è sufficiente, per il caso sia adottato il meccanismo dell’0ammortamento alla francese, che venga «richiamato il calcolo “a scalare” degli interessi». (riproduzione riservata)
ABF Milano, 11 Maggio 2022, n. 7442.


Efficacia del meccanismo dell’ammortamento alla francese – Pattuizione scritta – Necessità – Esclusione

Efficacia del meccanismo dell’ammortamento alla francese – Pattuizione scritta – Necessità – Esclusione

Contratti bancari – Forma contenuto ex art. 117, comma 4, TUB – Indicazione del regime di capitalizzazione – Necessità – Esclusione

Informazioni precontrattuali – Ammortamento alla francese – Particolari spiegazioni – Esclusione
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La norma dell’art. 1282 c.c. contempla la possibilità che il «titolo» o la «legge» prevedano «in deroga al principio generale» che gli interessi maturino anche rispetto a capitale che non diviene esigibile. Perciò, non occorre alcuna pattuizione scritta per rendere efficace il meccanismo dell’ammortamento alla francese. Nella prassi bancaria consolidata dei mutui a rimborso rateale, l’applicazione del tasso di interesse avviene con riferimento al debito residuo.

In punto di «indeterminatezza del prezzo del finanziamento», nessuna norma primaria o secondaria contiene alcun diretto ed espresso riferimento alla necessità che il contratto e/o la tabella di ammortamento esplicitino il regime finanziario ovvero la base di calcolo degli interessi.

L’onere dell’intermediario di indicazione delle caratteristiche del contratto previsto dalla normativa primaria e secondaria, e in particolare dall’art. 117 comma 4 TUB, «non è così ampio da comprendere l’indicazione del regime di capitalizzazione (semplice o composto) in concreto applicato o la base di calcolo degli interessi.

Né la norma dell’art. 1337 c.c., né quella dell’art. 124 TUB, né le disposizioni di trasparenza della Banca d’Italia «prevedono espressamente la ricomprensione delle possibili modalità di rimborso del credito nelle informazioni precontrattuali». (riproduzione riservata)
ABF Milano, 10 Maggio 2022, n. 7312.


Disciplina antiusura - Interessi corrispettivi e interessi moratori - Applicabilità - Sommatoria tra tasso corrispettivo e tasso di mora - Esclusione - Fondamento - Fattispecie.
In tema di interessi convenzionali, la disciplina antiusura si applica sia agli interessi corrispettivi (e ai costi posti a carico del debitore per il caso di regolare adempimento del contratto) sia agli interessi moratori (e ai costi posti a carico del medesimo debitore per il caso, e come conseguenza dell'inadempimento), ma non consente di utilizzare il cd. criterio della sommatoria tra tasso corrispettivo e tasso di mora, poiché gli interessi corrispettivi e quelli moratori si fondano su presupposti diversi e antitetici, essendo i primi previsti per il caso di (e fino al) regolare adempimento del contratto e i secondi per il caso di (e in conseguenza dell') inadempimento del contratto. (Nella specie, la S.C. ha cassato il decreto del tribunale, che, in sede di opposizione ex art. 98 l.fall., confermando il "principio della sommatoria" applicato dal giudice delegato, aveva escluso dallo stato passivo tutte le somme richieste a titolo di interessi, sia corrispettivi che moratori, dall'istituto di credito finanziatore). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Maggio 2022, n. 14214.


Efficacia del meccanismo dell’ammortamento alla francese – Pattuizione scritta – Necessità – Esclusione

Efficacia del meccanismo dell’ammortamento alla francese – Pattuizione scritta – Necessità – Esclusione

Informazioni precontrattuali – Ammortamento alla francese – Particolari spiegazioni – Esclusione
.
La norma dell’art. 1282 c.c. contempla la possibilità che il «titolo» o la «legge» prevedano «in deroga al principio generale» che gli interessi maturino anche rispetto a capitale che non diviene esigibile. Perciò, non occorre alcuna pattuizione scritta per rendere efficace il meccanismo dell’ammortamento alla francese. Nella prassi bancaria consolidata dei mutui a rimborso rateale, l’applicazione del tasso di interesse avviene con riferimento al debito residuo.

In punto di «indeterminatezza del prezzo del finanziamento», nessuna norma primaria o secondaria contiene alcun diretto ed espresso riferimento alla necessità che il contratto e/o la tabella di ammortamento esplicitino il regime finanziario ovvero la base di calcolo degli interessi.

Né la norma dell’art. 1337 c.c., né quella dell’art. 124 TUB, né le disposizioni di trasparenza della Banca d’Italia «prevedono espressamente la ricomprensione delle possibili modalità di rimborso del credito nelle informazioni precontrattuali». (riproduzione riservata)
ABF Milano, 28 Aprile 2022, n. 6650.


Ammortamento alla francese – Meritevolezza degli interessi perseguiti – Piena libertà dell’imprenditore bancario di fissare le pricing policies che ritiene per lui più opportune.
Nel vigente sistema l’intermediario non ha l’obbligo di informare il cliente della peculiare onerosità dell’ammortamento alla francese.

Neanche di informarlo che è più oneroso di altri meccanismi di ammortamento.

La specifica approvazione di una clausola contrattuale che richiama il metodo dell’ammortamento alla francese comporta che l’onere della forma scritta sia rispettato per relationem.

La scelta di adottare, nei prodotti imprenditoriali immessi nel mercato, un piano di ammortamento alla francese è riconducibile alla libertà imprenditoriale dell’operatore bancario, che, in ragione degli art. 41 Cost. e 1322 c.c., può ritenersi libero di adottare le pricing policies che ritiene per lui più opportune. Del resto, la norma dell’art. 1282 c.c. ammette la possibilità che gli interessi maturino su capitali non ancora esigibili, posto che prevede che il «titolo» o la «legge» possano derogare al «principio generale».

Le clausole generali di trasparenza e buona fede non implicano che l’intermediario sia tenuto a informare la clientela della maggiore onerosità intrinseca del piano di ammortamento alla francese rispetto ad altre tipologie di ammortamento. Diversamente opinando, si dovrebbe ritenere che gli operatori bancari siano assoggettati a obblighi di trasparenza di mercato, significativamente più ampi rispetto a quelli propri di trasparenza contrattuale.

Non viola i doveri di trasparenza, buona fede e correttezza, l’intermediario che omette ogni informativa in ordine ai maggiori costi riconnessi alla metodologia di ammortamento alla francese. In proposito è da ritenere sufficiente che il cliente approvi in «forma specifica» la clausola contrattuale che richiama il modello c.d. alla francese.

Se il cliente approva in «forma specifica» la clausola contrattuale che richiama il modello c.d. alla francese, non v’è bisogno che sia sottoscritto pure il documento rappresentativo del piano di ammortamento, perché allora il requisito della forma scritta «deve ritenersi sussistente, sia pure per relationem». (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
ABF Milano, 19 Aprile 2022, n. 6906.


Fallimento - Interessi sui crediti chirografari - Sospensione del decorso - Sussistenza - Efficacia esterna al concorso - Esclusione

Fallimento - Interessi sui crediti chirografari - Prescrizione - Termine di decorrenza
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La sospensione del decorso degli interessi, legali o convenzionali, corrispettivi o compensativi, fino alla chiusura del fallimento, sancita dall’art. 55, comma 1, L.F., vale solo agli effetti del concorso e non si estende anche ai rapporti tra debitore sottoposto a misura concorsuale e singoli creditori, rispetto ai quali gli interessi continuano a maturare secondo le consuete regole di cui all’art. 1282 c.c. o le convenzioni stabilite tra le parti e potranno essere domandati al fallito, dopo la chiusura del fallimento, se e quando dovesse tornare in bonis. Non può sostenersi che al maturarsi degli interessi nel corso della procedura siano di ostacolo la non imputabilità al debitore fallito dei tempi della procedura concorsuale e la non esigibilità del debito principale produttivo di interessi, posto che la causa dell’apertura della procedura di insolvenza è pur sempre riconducibile al debitore e al suo comportamento inadempiente.

Ai sensi dell’art. 120 L.F., con la chiusura del fallimento cessano gli effetti della procedura sul patrimonio del fallito e i creditori riacquistano il libero esercizio delle azioni verso il debitore per la parte non soddisfatta dei loro crediti per capitale ed interessi. Pertanto, il termine prescrizionale per l’esercizio di tali azioni decorre dalla data di chiusura del fallimento. (Francesco Tardella) (riproduzione riservata)
Appello Ancona, 22 Febbraio 2022.


Obbligo di rendiconto al proprietario - Frutti naturali e civili - Differenza - Conseguenze.
Mentre ha carattere di debito di valore l'obbligo del rendiconto relativo ai frutti naturali della cosa, integra "ab origine" un debito di valuta – soggetto, come tale, al principio nominalistico - l'obbligo del rendiconto dei frutti civili costituenti il corrispettivo del godimento della cosa, sicchè quest'ultimo, ancorché difetti di liquidità, non è suscettibile di rivalutazione automatica, mentre il fenomeno inflattivo può integrare solo responsabilità risarcitoria per maggior danno ex art. 1224, comma 2, c.c., sempre che ne ricorrano i presupposti - inclusa la colpevolezza del ritardato pagamento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 30 Luglio 2021, n. 21906.


Apertura della successione – Contro valore di azioni – Giacenza su conto transitorio infruttifero – Periodo decorso tra l’apertura della successione e la consegna della denuncia di successione da parte dell’erede.
L'art. 48 del d.lgs. 31 ottobre 1990, n. 346, il quale pone in capo ai terzi il divieto legale di pagare le somme agli eredi prima della dichiarazione di successione, prevede un'ipotesi inesigibilità legale del relativo credito, restando inapplicabili gli artt. 1282 e 1224 c.c., salvo che gli interessi siano dovuti ad altro titolo.

[Fattispecie in tema di interessi sulla somma (costituente il contro valore di azioni ) lasciata in giacenza dalla banca su conto transitorio infruttifero nel periodo decorso tra l’apertura della successione e la consegna della denuncia di successione da parte dell’erede.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 13 Aprile 2021, n. 9670.


Finanziamenti dei soci - Significativo squilibrio dell’indebitamento della società - Situazione in cui sarebbe stata ragionevole la prestazione di capitale di rischio - Valutazione - Momento in cui viene concesso il finanziamento - Postergazione - Natura.
Ai fini dell’applicazione della normativa dettata dalla norma dell’art. 2467 cod. civ., il presupposto del «significativo squilibrio dell’indebitamento della società» e quello alternativo della «situazione in cui sarebbe stata ragionevole la prestazione di capitale di rischio» vanno valutati con esclusivo riferimento al momento in cui viene concesso il finanziamento da parte del socio, senza che possa avere rilievo il peculiare ciclo produttivo dell’attività svolta dalla società.

La postergazione prevista dall’art. 2467 cod. civ. ha natura sostanziale, e non solo endoprocessuale, venendo a incidere sui termini di esecuzione del rapporto negoziale, determinando l’inesigibilità del credito di restituzione del finanziamento erogato dal socio, con conseguente applicazione della norma dell’art. 1282 cod. civ. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. VI, 20 Agosto 2020, n. 17421.


Finanziamento soci – Postergazione – Presupposti oggettivi (art. 2467, comma 2, c.c.) – Momento rilevante per la valutazione

Finanziamento soci – Postergazione – Natura “sostanziale” – Inesigibilità temporanea del credito del socio – Art. 1282 c.c.
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In tema di postergazione dei finanziamenti soci, ai fini della valutazione circa la sussistenza delle condizioni di cui al secondo comma dell’art. 2467 c.c. (“eccessivo squilibrio dell’indebitamento rispetto al patrimonio netto” e “situazione finanziaria della società nella quale sarebbe stato ragionevole un conferimento”) rileva unicamente il tempo in cui il finanziamento è stato concesso, indipendentemente dal momento in cui tale erogazione si colloca rispetto al ciclo produttivo della singola impresa.

La postergazione di cui all’art. 2467 cod. civ. ha natura sostanziale, e non solo endoprocessuale, incidendo sui termini di esecuzione del rapporto negoziale, e determina l’inesigibilità del credito di restituzione del finanziamento erogato dal socio, con conseguente obbligo degli amministratori di eccepire tale inesigibilità e con inapplicazione della norma dell’art. 1282 cod. civ., fino al perdurare dei presupposti di cui all’art. 2467, comma 2, c.c. (Alberto Mager) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 20 Agosto 2020, n. 17421.


Obbligazione relativa al pagamento del canone - Debito di valuta - Rivalutazione monetaria - Oggetto - Danno da ritardo non coperto dagli interessi - Esclusività - Prova del maggior danno - Necessità.
L'obbligazione di pagamento dei canoni di locazione costituisce un debito di valuta e, come tale, non è suscettibile di automatica rivalutazione per effetto del processo inflattivo della moneta; pertanto, spetta al creditore di allegare e dimostrare il maggior danno derivato dalla mancata disponibilità della somma durante il periodo di mora e non compensato dalla corresponsione degli interessi legali ex art. 1224, comma 2, c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 08 Luglio 2020, n. 14158.


Obbligazioni pecuniarie dello Stato e degli enti pubblici - Interessi compensativi - Decorrenza - Liquidità ed esigibilità del credito - Momento determinativo - Emissione del titolo di spesa - Rilevanza - Esclusione - Fondamento.
I debiti dello Stato e degli altri enti pubblici diventano liquidi ed esigibili e perciò produttivi di interessi corrispettivi, ai sensi dell'art. 1282 c.c., quando ne sia determinato l'ammontare e se ne possa ottenere alla scadenza il puntuale adempimento, a prescindere dal procedimento contabile di impegno e ordinazione della spesa (cd. titolo di spesa), che, trattandosi di una regola di condotta interna della P.A., costituisce operazione esterna alla fattispecie costitutiva dell'obbligazione logicamente posteriore al suo perfezionamento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Giugno 2020, n. 11655.


Interessi - Decorrenza - Dal giorno della "domanda" - Riferimento alla domanda giudiziale ed anche agli atti stragiudiziali di costituzione in mora - Sussistenza.
In tema di ripetizione dell'indebito oggettivo, ai fini del decorso degli interessi sulla somma oggetto di restituzione, l'espressione dal giorno della "domanda", contenuta nell'art. 2033 c.c., non va intesa come riferita esclusivamente alla domanda giudiziale, ma comprende anche gli atti stragiudiziali aventi valore di costituzione in mora ai sensi dell'art. 1219 c.c. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 13 Giugno 2019, n. 15895.


Appalto privato - Compenso dell'appaltatore - Momento dal quale decorrono gli interessi - Individuazione - Sussistenza di vizi - Richiesta di eliminazione di questi, nonché di risarcimento del danno per l'inesatto adempimento - Conseguenze - Decorrenza degli interessi ed incidenza del d.lgs. n. 231 del 2002 - Esclusione.
In tema di appalto privato, il corrispettivo deve essere versato alle scadenze contrattuali ovvero, in difetto di pattuizione, quando l'opera sia accettata, sicché è da questo momento che decorrono per l'appaltatore gli interessi sulle somme dovutegli le quali, però, ove siano riscontrati difetti della detta opera legittimanti l'eccezione di inadempimento, sono inesigibili finché questi non siano eliminati od il committente non opti per la riduzione dell'importo a lui spettante. Ne consegue che, qualora il medesimo committente rilevi l'esistenza di vizi e ne domandi l'eliminazione diretta da parte dell'appaltatore, oltre a richiedere il risarcimento del danno per l'inesatto adempimento, il credito di quest'ultimo per il corrispettivo permane, ma il mancato pagamento dell'appaltante non può ritenersi causa di debenza degli interessi, neppure ai sensi dell'art. 4 del d.lgs. n. 231 del 2002, se non dalla data della sentenza per effetto della quale il credito diviene liquido ed esigibile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 27 Febbraio 2019, n. 5734.


Obbligazioni di valore – Cumulo di rivalutazione monetaria ed interessi legali – Condizioni.
Nel caso del risarcimento del danno da fatto illecito extracontrattuale, trattandosi di obbligazione di valore, occorre sommare all’importo liquidato la rivalutazione monetaria, secondo l’indice ISTAT dell’incremento dei prezzo al consumo per le famiglie degli impiegati e degli operai, ma l’ammontare che, in tal modo, si raggiunge nei singoli anni, non dev’essere maggiorato degli interessi legali, salvo che venga offerta una prova, quand’anche presuntiva, «che la somma rivalutata (o liquidata in moneta attuale) sia inferiore a quella di cui avrebbe disposto, alla stessa data della sentenza, se il pagamento della somma originariamente dovuta fosse stato tempestivo.» (Cass. civ., Sez. III, 13.7.2018, ord. n. 18564, la cui massima, per esteso, è la seguente: «Nella obbligazione risarcitoria da fatto illecito, che costituisce tipico debito di valore, è possibile che la mera rivalutazione monetaria dell'importo liquidato in relazione all'epoca dell'illecito, ovvero la diretta liquidazione in valori monetari attuali, non valgano a reintegrare pienamente il creditore il quale va posto nella stessa condizione economica nella quale si sarebbe trovato se il pagamento fosse stato tempestivo. In tal caso, è onere del creditore provare, anche in base a criteri presuntivi, che la somma rivalutata (o liquidata in moneta attuale) sia inferiore a quella di cui avrebbe disposto, alla stessa data della sentenza, se il pagamento della somma originariamente dovuta fosse stato tempestivo. Tale effetto dipende prevalentemente, dal rapporto tra remuneratività media del denaro e tasso di svalutazione nel periodo in considerazione, essendo ovvio che in tutti i casi in cui il primo sia inferiore al secondo, un danno da ritardo non è normalmente configurabile. Ne consegue, per un verso che gli interessi cosiddetti compensativi costituiscono una mera modalità liquidatoria del danno da ritardo nei debiti di valore; per altro verso che non sia configurabile alcun automatismo nel riconoscimento degli stessi.(In applicazione del principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che, con riferimento al danno derivato da anticipazioni di crediti non recuperati, aveva liquidato gli interessi, sul capitale via via rivalutato, in modo automatico, senza alcuna valutazione dell'indicato profilo probatorio).»). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento, 02 Febbraio 2019.


Obbligazioni pecuniarie - Interessi - Attribuzione - Espressa domanda di parte - Necessità.
In tema di obbligazioni pecuniarie, gli interessi, contrariamente a quanto avviene nell'ipotesi di somma di danaro dovuta a titolo di risarcimento del danno di cui essi integrano una componente necessaria, hanno fondamento autonomo rispetto al debito al quale accedono, sicché gli stessi - siano corrispettivi, compensativi o moratori - possono essere attribuiti, in applicazione degli artt. 99 e 112 c.p.c., soltanto su espressa domanda della parte. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 19 Settembre 2016, n. 18292.


Ritardato pagamento – Interessi moratori infrasemestrali maturati anteriormente alla scadenza del primo semestre – Debenza – Sussiste.
In tema di sanzioni amministrative, in caso di ritardato pagamento sono dovuti gli interessi moratori infrasemestrali nel periodo tra la scadenza dell’obbligo di pagare la sanzione e la data di effettivo pagamento, avvenuto prima della maturazione, al termine del primo semestre, della maggiorazione di cui all’art. 27, comma 6, della l. n. 689 del 1981. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 15 Giugno 2016, n. 12324.


Procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi – Interessi post-fallimentari – Carenza di mora del debitore spossessato – Insussistenza del credito

Procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi – Cessione – Credito per capitale ed interessi ammesso e già soddisfatto – Carenza di oggetto – Nullità – Sussiste
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È infondata la domanda di condanna al pagamento di interessi cc.dd. post-fallimentari – vale a dire, maturati dopo l’apertura del concorso ed in pendenza della procedura concorsuale (nella specie, di amministrazione straordinaria ex L. n. 95/197) sui crediti chirografari in origine ammessi allo stato passivo –, rivolta dal creditore ammesso al passivo al debitore successivamente tornato in bonis. Una tale domanda, infatti, è rivolta a chiedere la condanna di quest’ultimo al pagamento di interessi di natura moratoria: tuttavia, nell’ipotesi di sottoposizione a procedura concorsuale nessun inadempimento colposo e, conseguentemente, nessuna mora, è imputabile al debitore, in quanto questi è spossessato ex lege dell’amministrazione dei propri beni e mai avrebbe potuto pagare i debiti cristallizzati nello stato passivo per far cessare la maturazione dei pretesi interessi: tale condotta, infatti, concretizzerebbe addirittura gli estremi del reato di bancarotta preferenziale punito dall’art. 216, comma terzo, l.fall.. (Vincenzo Ruggiero) (riproduzione riservata)

È nulla per carenza di oggetto, ai sensi del combinato disposto degli artt. 1418, secondo comma, e 1325, n. 3), c.c., la cessione di un credito per capitale ammesso allo stato passivo di una procedura concorsuale già previamente ed integralmente soddisfatto dalla procedura stessa, in quanto esso si era già così estinto alla data della cessione e nessun ulteriore credito per interessi cc.dd. post-fallimentari può essere medio tempore venuto ad esistenza. (Vincenzo Ruggiero) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 03 Maggio 2016.


Procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi – Interessi post-fallimentari – Interessi compensativi – Indisponibilità giuridica del patrimonio – Non esigibilità – Non decorrenza di interessi – Insussistenza del credito

Procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi – Interessi post-fallimentari – Carenza di mora del debitore spossessato – Insussistenza del credito

Procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi – Domanda di pagamento contro il creditore tornato in bonis – Azionabilità dei crediti per interessi cc.dd. post-fallimentari non soddisfatti – Mancato richiamo alla disciplina fallimentare – Rigetto

Procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi – Cessione – Credito per capitale ed interessi ammesso e già soddisfatto – Credito litigioso – Carenza di oggetto – Nullità – Non sussiste

Procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi – Difetto di domanda di ammissione – Redazione officiosa dello stato passivo – Sospensione della prescrizione – Non operatività
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Deve ritenersi che non maturino interessi corrispettivi sui crediti ammessi allo stato passivo della procedura di amministrazione straordinaria ex L. 95/1979 (c.d. Legge Prodi), cui è applicabile la disciplina dello spossessamento prevista dalla Legge Fallimentare stante il richiamo dell’art. 1 d.l. n. 26/1979 agli artt. 195 e ss. L.fall.. La condizione di spossessamento del debitore sottoposto a procedura concorsuale, infatti, non rappresenta una mera indisponibilità di fatto, atteso che ciò che si realizza non è l’impossibilità materiale del debitore di adempiere, ma la perdita dell’amministrazione e della disponibilità giuridica di tutto il patrimonio: se ne deve concludere, dunque, che i crediti ammessi allo stato passivo divengano esigibili nei confronti della procedura concorsuale nei modi stabiliti dalla legge, mentre sono inesigibili nei confronti del fallito, in quanto, da un lato, il creditore non può chiedere l’adempimento e, dall’altro, il fallito non può adempiere, sicché manca il requisiti dell’esigibilità previsto dall’art. 1282 c.c. affinché si producano interessi nel corso della procedura concorsuale stessa. (Vincenzo Ruggiero) (riproduzione riservata)

Analogamente deve ritenersi che non maturano interessi moratori sui crediti ammessi al concorso: essi, infatti, configurano una forma di risarcimento del danno in quanto la mora nell’adempimento delle obbligazioni pecuniarie consiste nel ritardo colpevole che giustifica il diritto del creditore al risarcimento del danno quantificato nella misura degli interessi legali ex art. 1224 c.c.. Per contro, il debitore sottoposto a procedura concorsuale non può essere considerato responsabile del ritardo nel pagamento del credito per capitale a partire dal momento in cui, avendo perso la disponibilità del patrimonio, non ha più alcun potere di adempiere. Ne discende che durante la procedura gli interessi moratori non maturano nei confronti del debitore fallito e riprendono a decorrere dalla chiusura della procedura per la sola ipotesi in cui sussista un residuo debito e solo entro tali limiti il creditore potrà agire nei confronti del debitore successivamente tornato in bonis ai sensi dell’art. 120, comma terzo, l.fall.. (Vincenzo Ruggiero) (riproduzione riservata)

Il D.l. n. 26/1979, poi convertito in L. n. 95/1979 (Legge Prodi) e il D.lgs. n. 270/1999, come pure nemmeno le norme sulla liquidazione coatta amministrativa, dalle prime richiamate, fanno riferimento espresso all’art. 120 l.fall., sicché – in ossequio all’orientamento espresso dalla Corte di Cassazione (cfr. Cass. civ., n. 177/2008 e n.23275/06), secondo cui la disciplina del fallimento si applica alle altre procedure concorsuali solo ove espressamente richiamata –, nello specifico caso dell’amministrazione straordinaria è ab origine impossibile che il creditore ammesso al passivo possa agire per ottenere il pagamento degli interessi cc.dd. post-fallimentari nei confronti del debitore tornato in bonis. (Vincenzo Ruggiero) (riproduzione riservata)

Non può predicarsi la nullità ai sensi del combinato disposto degli artt. 1418, secondo comma, e 1325, n. 3), c.c. dell’atto di cessione di un credito per capitale ed interessi ammessi allo stato passivo di una procedura concorsuale e già soddisfatti dalla procedura medesima, nonché per interessi cc.dd. post-fallimentari, in quanto essa ha ad oggetto un credito contestato su cui pende un apposito giudizio di accertamento: l’eventualità che il credito contestato risulti inesistente non inficia il contratto di cessione, che ha ad oggetto proprio il credito che potrebbe anche non sussistere nel merito. (Vincenzo Ruggiero) (riproduzione riservata)

Nella procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi l’ammissione allo stato passivo avviene mediante formazione officiosa dello stesso da parte dei Commissari straordinari e i crediti ivi registrati sono quelli per capitale ed interessi anteriori alla sottoposizione alla procedura: non si ha una domanda di insinuazione riconducibile all’art. 94 l.fall. e, pertanto, non si produce l’effetto interruttivo-sospensivo della prescrizione ivi previsto. L’ammissione allo stato passivo, rappresentando riconoscimento di debito, interrompe la prescrizione con effetto istantaneo e, anche se si volesse ritenere il contrario, l’effetto sospensivo riguarderebbe i soli crediti per capitale ed interessi nella misura ammissibile al concorso e non, quindi, i cc.dd. interessi post-fallimentari. (Vincenzo Ruggiero) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 03 Maggio 2016.


Contratto di mutuo – Usura bancaria – Verifica superamento soglie – Cumulo interessi corrispettivi e moratori – Esclusione.
Il legislatore, che distingue tra interessi corrispettivi (artt. 1282 e 1284 c.c.) e danni nelle obbligazioni pecuniarie (art. 1224 comma 1 c.p.c.), mostra di annettere rilievo alle due differenti categorie di interessi.
Il quadro degli interessi nel nostro ordinamento appare frastagliato ed eterogeneo, e di tanto, in una logica finanziaria, ha tenuto cono la stessa Banca d’Italia, titolare per legge del potere di rilevare trimestralmente il tasso soglia, la quale ha rimarcato come nella rilevazione del dato richiamato sino tenga conto degli interessi di mora di regola applicati.
Orbene, pur nella consapevolezza del carattere non vincolante dei chiarimenti offerti dall’organo di vigilanza, il Tribunale reputa che i principi espressi dalla Banca d’Italia risultino nondimeno condivisibili perché conformi ad un dato costante proprio della prassi commerciale. (Paolo Maria Tosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Lecce, 25 Settembre 2015.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Ammissione al passivo - Ammissione tempestiva del credito al capitale - Effetti - Domanda tardiva del credito agli interessi - Preclusione - Esclusione - Fondamento - Limiti - Fattispecie in tema di compenso per prestazioni professionali.
La proposizione tardiva della domanda di ammissione al passivo fallimentare del credito accessorio agli interessi moratori, in quanto fondata sul ritardo nell'adempimento, non è preclusa, stante la diversità della rispettiva "causa petendi", dalla definitiva ammissione in via tempestiva del credito relativo al capitale (nella specie, a titolo di compenso per attività professionale), salvo che gli interessi costituiscano una mera componente della pretesa già azionata, come nel caso del credito risarcitorio da illecito aquiliano. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 26 Marzo 2015.


Procedimento per decreto ingiuntivo – Richiesta del creditore cumulativa di capitale, interessi, clausola penale – Riduzione ex officio degli accessori (interessi e penale) – Sussiste..
La convenzione con cui si determina la misura degli interessi moratori ben può essere assimilata ad una clausola penale, in quanto essa predetermina l'importo dei danni conseguenti all'inadempimento di obbligazioni pecuniarie: ne consegue che, similmente ad una clausola penale, il giudice può ridurla ex officio, già nella fase monitoria, dove essa appaia iniqua. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 16 Aprile 2012.


Ammissione al passivo - Ammissione del credito per capitale - Ammissione tardiva per gli interessi legali già maturati e prima non richiesti - Preclusione - Configurabilità - Esclusione - Fondamento.
L'ammissione tardiva al passivo fallimentare relativamente agli interessi già maturati alla data del fallimento non è preclusa in conseguenza della già avvenuta richiesta ed ammissione dello stesso credito per il solo capitale; infatti il credito degli interessi, per quanto accessorio sul piano genetico a quello del capitale, è un credito autonomo, azionabile separatamente, anche successivamente al credito principale già riconosciuto con decisione passata in giudicato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Marzo 2012, n. 4554.


D.lgs. 231/2002 – Transazioni commerciali – Appalto di opere pubbliche – Esclusione – Appalti di servizi o forniture – Applicabilità..
L’ambito di applicazione del D.Lgs. 231/2002 è limitato alle “transazioni commerciali” da intendersi, ai sensi dell’art. 1 lett. a) del D.Lgs. 231/2002, come “i contratti (…) che comportano in via esclusiva o prevalente la consegna di merci o la prestazione di servizi contro il pagamento di un prezzo”, da cui esulano i contratti di appalto di opere pubbliche, i quali, a differenza dei contratti di appalto pubblico di servizi e di appalto pubblico di forniture – a cui si applicano le disposizioni del D.Lgs. 231/2002 - hanno ad oggetto la prestazione di un’opera. In caso di ritardo dei pagamenti nei contratti di appalto di lavori pubblici, sussiste una disciplina ad hoc contenuta nella L. 109/1994, recepita nel D.Lgs. 12 aprile 2007, n. 163 e nel D.M. 145/2000 (artt. 29 e 30), ora in gran parte confluite nel D.P.R. 207/2010, recante il nuovo Regolamento di Attuazione del Codice dei Contratti Pubblici. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Asti, 16 Agosto 2011.


Ritardo nel compimento delle attività prodromiche alla redazione del certificato di collaudo – Debenza degli interessi – Esclusione..
La mancata previsione della debenza degli interessi per il ritardo nel compimento delle attività prodromiche alla redazione del certificato di collaudo trova giustificazione nella considerazione secondo cui, prima della emissione del certificato di collaudo le somme dovute dalla stazione appaltante mancano del requisito della esigibilità, indispensabile ai fini della decorrenza degli interessi ai sensi dell’art. 1282 c.c. infatti, solo con l’approvazione del collaudo dell’opera il credito dell’appaltatore al pagamento del saldo diventa certo, liquido, esigibile e produttivo di interessi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Asti, 16 Agosto 2011.


Fallimento - Accertamento del passivo - Ammissione al passivo - Domanda di ammissione al passivo - Giudicato interno nella procedura di accertamento del passivo - Sussistenza - Conseguenze - Successiva domanda di insinuazione tardiva - Novità in base al "petitum" e alla "causa petendi" - Necessità - Fattispecie in tema di interessi.
L'ammissione tardiva al passivo fallimentare rappresenta, al pari di quella ordinaria, una fase del medesimo procedimento giurisdizionale, sicché le determinazioni prese in tale ultima sede hanno valore di giudicato interno rispetto alla domanda tardiva, la quale, pertanto, deve avere ad oggetto un credito del tutto diverso - sia per "petitum" che per "causa petendi" - da quello già ammesso, coprendo il giudicato endofallimentare sia il dedotto che il deducibile. (Nella fattispecie, la S.C. ha escluso l'ammissibilità della domanda tardiva relativa agli interessi sul capitale richiesto in sede ordinaria, avendo le due pretese la medesima "causa petendi"). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Febbraio 2003.