Codice di Procedura Civile


LIBRO PRIMO
Disposizioni generali
TITOLO I
Degli organi giudiziari
CAPO I
Del giudice
SEZIONE III
Della competenza per territorio

Art. 29

Forma ed effetti dell'accordo delle parti
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. L'accordo delle parti per la deroga della competenza territoriale deve riferirsi ad uno o più affari determinati e risultare da atto scritto.

II. L'accordo non attribuisce al giudice designato competenza esclusiva quando ciò non è espressamente stabilito.


GIURISPRUDENZA

Estensione consensuale di fatto dell'efficacia di un contratto oltre i limiti temporali da esso stabiliti - Clausola contrattuale derogatoria della competenza territoriale - Carattere di esclusività del foro convenzionale - Esclusione - Ragioni.
In tema di competenza territoriale, la proroga implicita di efficacia di un contratto oltre i limiti temporali da esso previsti, in funzione della regolamentazione dei rapporti intercorrenti tra le parti, non vale ad attribuire carattere di esclusività al foro convenzionale in esso designato, in deroga a quello stabilito dalla legge, atteso che la competenza territoriale convenzionale assume tale carattere soltanto se risulta un'enunciazione espressa, che non può trarsi, quindi, per via argomentativa, attraverso un'interpretazione sistematica, dovendo essere inequivoca e non lasciare àdito ad alcun dubbio sulla comune intenzione delle parti di escludere la competenza dei fori ordinari. L'esclusività non può pertanto discendere da una attuazione consensuale, di solo fatto, di prestazioni corrispondenti a quelle contemplate nel testo di un precedente contratto mentre l'esigenza della forma precostituita, quale elemento di validità della presunta estensione nel tempo del rapporto, determina l'impossibilità di annettere valore di clausola di deroga della competenza "sine die" ad una pattuizione che ha esaurito la propria capacità regolativa, occorrendo, a tal uopo, una diversa ed esplicita clausola, correlata ad una pattuizione altra e successiva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 29 Novembre 2021, n. 37159.


Intestazione fiduciaria delle quote – Normativa del consumatore – Inapplicabilità – Clausola elettiva del foro – Validità.
Il mandato conferito da parte di una persona fisica ad una società fiduciaria avente ad oggetto l’intestazione e l’amministrazione fiduciaria di una partecipazione societaria di una società di capitali, con la finalità della stessa persona fisica di esercitare l'attività imprenditoriale di gestione del proprio patrimonio immobiliare, senza comparire, ma fornendo, di volta in volta, le istruzioni alla società fiduciaria - dunque non per soddisfare le esigenze di vita quotidiana, bensì da "professionista", nell'esercizio di un'attività imprenditoriale, o quantomeno connessa ad una tale attività -, non è soggetto alla normativa prevista a tutela del consumatore, per cui deve ritenersi correttamente instaurata la controversia innanzi al foro convenzionale pattuito dalle parti. (Maximiliano Maurizi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 21 Settembre 2016.


Competenza per territorio – Foro convenzionale – Assenza di esclusività – Effetti.
La designazione convenzionale di un foro territoriale non attribuisce a tale foro carattere di esclusività in difetto di pattuizione espressa in tal senso, con la conseguenza che una clausola con la quale sia «stabilita» la competenza di un certo foro «per qualsiasi controversia» è inidonea ad individuare un foro esclusivo, poiché a siffatte espressioni deve attribuirsi soltanto il significato di individuare l’ambito oggettivo di applicabilità di quel foro, che si aggiunge a quelli cui la competenza territoriale appartiene per legge. (Avv. Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 17 Maggio 2016.


Contratto – Designazione convenzionale foro territoriale – Esclusività – Manifestazione espressa – Necessità.
La designazione convenzionale di un foro territoriale, anche ove coincidente con alcuno di quelli previsti dalla legge, assume carattere di esclusività solo in caso di pattuizione espressa, la quale, pur non dovendo rivestire formule sacramentali, deve comunque risultare da una inequivoca e concorde manifestazione di volontà delle parti volta ad escludere la competenza degli altri fori previsti dalla legge, sicché la clausola, con la quale venga stabilita la competenza di un determinato foro «per qualsiasi controversia», non è idonea ad individuare un foro esclusivo. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 15 Febbraio 2016.


Clausola di deroga alla competenza territoriale – Accorpamento di sedi giudiziarie – Determinazione del foro competente – Clausole vessatorie – Necessità della doppia sottoscrizione – Richiamo indistinto di tutte le clausole – Necessità di individuabilità specifica – Tutela del contraente debole.
La clausola negoziale che introduce una deroga alla competenza per territorio ha la funzione di designare l’ufficio giudiziario di maggior prossimità per una delle parti. Tale designazione avviene attraverso un “rinvio mobile di tipo esterno” alle norme dell’ordinamento giudiziario che fissano la sede e le articolazioni territoriali del foro prescelto. Pertanto, la soppressione dell’ufficio giudiziario individuato convenzionalmente in deroga a quello astrattamente competente, in assenza di qualsivoglia contraria volontà espressa dalle parti del contratto in questione, non rende inefficace la clausola ma riferisce la competenza prorogata a favore dell’ufficio che abbia accorpato quello soppresso.
In tema di clausole particolarmente onerose (o, secondo taluno, vessatorie), si configura richiamo cumulativo che non soddisfa il requisito della specificità della sottoscrizione delle clausole non solo quando esso sia riferito a tutte le condizioni generali del contratto ma anche quando, prima della sottoscrizione, siano indistintamente richiamate più clausole del contratto per adesione, di cui solo una sia vessatoria.
Ciò perché neppure in tal caso è garantita l’attenzione del contraente debole verso la clausola a lui sfavorevole compresa tra le altre richiamate, resa non facilmente conoscibile dal predisponente proprio perché confusa tra le altre.
Le clausole vessatorie vanno tenute distinte dalle altre condizioni generali e dalle clausole che non sono vessatorie e devono essere indicate in maniera specifica ed idonea (quanto meno col numero la lettera che le contraddistingue o con la riassuntiva enunciazione del loro contenuto) a suscitare e richiamare l’attenzione del sottoscrittore (Cass. n. 4452/06). (Marco Mariano) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 09 Luglio 2015, n. 14390.