Codice di Procedura Civile


LIBRO TERZO
Del processo di esecuzione
TITOLO II
Dell'espropriazione forzata
CAPO IV
Dell'espropriazione immobiliare
SEZIONE III
Della vendita e dell'assegnazione
PARAGRAFO 3
Vendita con incanto

Art. 587

Inadempienza dell'aggiudicatario
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Se il prezzo non è depositato nel termine stabilito, il giudice dell'esecuzione con decreto dichiara la decadenza dell'aggiudicatario, pronuncia la perdita della cauzione a titolo di multa e quindi dispone un nuovo incanto. La disposizione di cui al periodo precedente si applica altresi' nei confronti dell'aggiudicatario che non ha versato anche una sola rata entro dieci giorni dalla scadenza del termine; il giudice dell'esecuzione dispone la perdita a titolo di multa anche delle rate gia' versate. Con il decreto adottato a norma del periodo precedente, il giudice ordina altresi' all'aggiudicatario che sia stato immesso nel possesso di rilasciare l'immobile al custode; il decreto è attuato dal custode a norma dell’art. 560, quarto comma. (1) (2)

II. Per il nuovo incanto si procede a norma degli articoli 576 e seguenti. Se il prezzo che se ne ricava, unito alla cauzione confiscata, risulta inferiore a quello dell'incanto precedente, l'aggiudicatario inadempiente è tenuto al pagamento della differenza.



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(1) Periodo aggiunto dall'art. 13 del D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla L. 6 agosto 2015 n. 132. La modifica si applica anche ai procedimenti pendenti alla data del 27 giugno 2015 di entrata in vigore del citato decreto. Quando e' gia' stata disposta la vendita, la stessa ha comunque luogo con l'osservanza delle norme precedentemente in vigore e le disposizioni di cui al presente decreto si applicano quando il giudice o il professionista delegato dispone una nuova vendita.
(2) La L. 30 giugno 2016, n. 119, di conversione del D.L. 3 maggio 2016, n. 59, ha sostituito le parole: «costituisce titolo esecutivo per il rilascio» con le parole: «è attuato dal custode a norma dell’art. 560, quarto comma». La modifica si applica dal 3 luglio 2016, data di entrata in vigore della citata legge di conversione.

GIURISPRUDENZA

Omesso o parziale versamento del fondo spese – Ordinanza di vendita – Lex specialis – Decreto di trasferimento – Invalidità.
Il versamento, da parte dell’aggiudicatario, dell’importo del fondo spese in misura ridotta rispetto a quello previsto nell’ordinanza di vendita, al pari del suo omesso versamento o del versamento oltre il termine previsto, non incide sulla validità del decreto di trasferimento:
1) sia perché non materializza alcuna violazione delle regole del procedimento di vendita, dato che si pone come adempimento successivo all’acquisto del bene, prodromico all’assolvimento degli obblighi fiscali e all’anticipazione delle spese necessarie per la cancellazione delle formalità pregiudizievoli;
2) sia perché non è invocabile l’art. 1193 c.c. al fine di sostenere che il versamento del fondo spese in misura ridotta comporti l’erosione parziale del saldo prezzo in quanto i due importi sono destinati a soddisfare soggetti diversi e precisamente il saldo del prezzo i creditori intervenuti nella procedura, il fondo spese l’Erario ed, in parte, il professionista delegato alla vendita. (Stefano Vitale) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 19 Novembre 2021.


Espropriazione immobiliare - Vendita - Versamento del prezzo - Estinzione del procedimento - Chiusura anticipata.
Nel caso in cui, dopo l’aggiudicazione non perfezionatasi con il versamento del saldo prezzo con conseguente emanazione dei provvedimenti di cui all’art. 587 c.p.c. (acquisizione della cauzione e disposizione di un nuovo tentativo di vendita al medesimo prezzo base), la procedura venga dichiarata estinta per rinuncia dei creditori titolati, avvenuta prima dell’esperimento del nuovo tentativo di vendita, la cauzione va restituita all’aggiudicatario in applicazione delle regole generali in tema di ripetizione dell’indebito. La somma acquisita dalla procedura a titolo di multa, infatti, non può essere assegnata ai creditori perché costoro hanno rinunciato all’esecuzione e pertanto non hanno diritto alla distribuzione né detta somma può essere reclamata dal debitore esecutato siccome l’art. 632 c.p.c. si applica alla diversa ipotesi in cui l’estinzione intervenga dopo la vendita del bene ove il debitore, non potendo più ottenere la res, avrà diritto alla consegna di un bene succedaneo rappresentato dal prezzo ricavato dalla vendita. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Ragusa, 07 Ottobre 2021.


Esecuzione forzata - Immobiliare - Vendita - Con incanto - Decreto ex artt. 587, comma 2, c.p.c. e 177 disp. att. c.p.c. - Prescrizione del diritto di credito nei confronti del precedente aggiudicatario rimasto inadempiente - Decorrenza - Dalla nuova aggiudicazione - Fondamento.
La prescrizione del diritto di credito nei confronti dell'aggiudicatario dell'incanto rimasto inadempiente, per il pagamento della differenza, quando la successiva vendita abbia fruttato un importo minore, decorre, secondo la disciplina di cui al combinato disposto degli artt. 587, comma 2, c.p.c. e 177 disp. att. c.p.c., solo dal momento in cui la nuova aggiudicazione diviene definitiva, essendo la disciplina legale finalizzata a presidiare la serietà delle offerte presentate in sede di incanto, facendo gravare sull'aggiudicatario inadempiente il rischio che il bene venga a subire deprezzamenti di valore a seguito del procedere del tempo, sin tanto che non si riesca ad addivenire ad una nuova e positiva aggiudicazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 05 Agosto 2021, n. 22343.


Esecuzione forzata – Opposizione agli atti esecutivi – Istanza di revoca – Inadempienza dell’aggiudicatario – Decreto di condanna dell’aggiudicatario inadempiente.
E’ inammissibile l’opposizione ex art. 617 c.p.c. come anche l’istanza di revoca ex art. 487 c.p.c. avverso il decreto di condanna ex art. 177 disp. att. c.p.c. e art. 587 c.p.c., poiché quest’ultimo viene emesso in seno alla procedura esecutiva, ma non costituisce atto del procedimento, perché è destinato ad operare “fuori” di esso, come titolo esecutivo, e dunque impugnabile autonomamente ex art. 615, I comma, c.p.c..

Il decreto di condanna ex art. 177 disp. att. c.p.c. e art. 587 c.p.c. non può essere impugnato con opposizione ex art. 617 c.p.c. né con istanza di revoca ex art. 487 c.p.c., poiché proposti dopo il provvedimento di estinzione della procedura esecutiva, allorquando il Giudice dell’Esecuzione ha cessato la sua funzione con riferimento al procedimento definito.
In tale prospettiva sia l’opposizione ex art. 617 c.p.c. che l’istanza di revoca ex art. 487 c.p.c., sono inammissibili.

Il termine per l’emissione del decreto di condanna ex art. 177 disp. att. c.p.c. e art. 587 c.p.c. deve ritenersi coincidente con la predisposizione del progetto di distribuzione finale.
Da ciò consegue che: a) Il risarcimento del danno a carico dell’aggiudicatario è una conseguenza “automatica” del provvedimento di decadenza ove si verifichino i presupposti di cui all’art. 587 c.p.c., da accertare nel prosieguo dell’attività liquidatoria; b) il relativo importo, proprio perché certo e determinabile aritmeticamente in presenza dei presupposti, fa parte della massa attiva, ai sensi dell’art. 509 c.p.c., costituendo un credito “pro solvendo” da assegnare ai creditori insoddisfatti; c) il decreto ex art. 177 disp. att. c.p.c. è il titolo esecutivo che consegue al provvedimento di decadenza perché non può che essere emesso successivamente, in fase di distribuzione, per motivazioni logiche prima che giuridiche. (Marco Lezzi) (riproduzione riservata)
Tribunale Lecce, 15 Aprile 2021.


Espropriazione immobiliare – Mancato pagamento del saldo del prezzo di aggiudicazione – Condanna al pagamento della differenza ai sensi dell’art. 587 co. II c.p.c. – Ulteriore incanto – Necessità.
In caso di mancato pagamento del saldo del prezzo di aggiudicazione, non può essere emesso il decreto di condanna previsto dall’art. 587 II co. c.p.c. ove non si sia tenuto un successivo incanto con realizzazione di un prezzo inferiore rispetto a quello della aggiudicazione precedente (nel caso di specie la procedura era stata dichiarata estinta ex art. 164 bis disp. att. c.p.c.). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 11 Maggio 2020.


Espropriazione immobiliare - Aggiudicazione - Termine per il versamento del saldo prezzo - Perentorietà - Fondamento.
In tema di espropriazione immobiliare, il termine per il versamento del saldo del prezzo da parte dell'aggiudicatario del bene staggito va considerato perentorio e non prorogabile, attesa la necessaria immutabilità delle iniziali condizioni del subprocedimento di vendita, da ritenersi di importanza decisiva nelle determinazioni dei potenziali offerenti e, quindi, del pubblico di cui si sollecita la partecipazione, perché finalizzata a mantenere - per l'intero sviluppo della vendita forzata - l'uguaglianza e la parità di quelle condizioni tra tutti i partecipanti alla gara, nonché l'affidamento di ognuno di loro sull'una e sull'altra e, di conseguenza, sulla trasparenza assicurata dalla coerenza ed immutabilità delle condizioni tutte. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 10 Dicembre 2019, n. 32136.


Esecuzione forzata - Immobiliare - Vendita - Inadempienza dell'aggiudicatario - Proroga del termine per il versamento del prezzo - Onere di proporre opposizione agli atti esecutivi - Decorrenza del termine dal decreto di trasferimento - Esclusione - Fondamento.
In tema di espropriazione immobiliare, il termine per proporre opposizione agli atti esecutivi avverso il provvedimento del giudice dell'esecuzione che, su richiesta dell'aggiudicatario, abbia prorogato il termine per il versamento del prezzo decorre dall'adozione del provvedimento stesso ovvero dal rigetto dell'istanza per la sua revoca e non dall'emissione del decreto di trasferimento, in quanto non può essere invocata la nullità dell'atto susseguente se non è stato fatto valere il vizio dell'atto presupposto, salvo che l'opponente abbia incolpevolmente ignorato l'esistenza di quest'ultimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 10 Dicembre 2019, n. 32136.


Processo esecutivo – Procedimento di vendita – Decadenza dell’aggiudicatario per omesso versamento del saldo del prezzo – Avviso della successiva vendita – Esclusione.
L’aggiudicatario all’asta giudiziaria di un immobile, che sia dichiarato decaduto per omesso versamento del saldo del prezzo nel termine stabilito, non ha diritto a ricevere, diversamente dal debitore esecutato, la notificazione dell’avviso della successiva vendita, sebbene dall’esito della stessa dipenda la misura in cui egli sarà tenuto nei confronti della procedura ai sensi dell’art. 587 c.p.c., comma 2. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 15 Novembre 2019, n. 29732.


Vendite coattive - Espropriazione immobiliare - Contenuto dell’ordinanza di vendita e della pubblicità - Contenuto della relazione di stima - Oneri di terzi - Informazioni rilevanti nella determinazione del valore - Onere degli offerenti di esaminare la relazione di stima -  Fattispecie - Sentenza che condanna il debitore a demolire parte dell’immobile - Aliud pro alio - Pericolo di evizione parziale - Esclusione.
Nella vendita coattiva posta in essere nell’ambito dell’espropriazione immobiliare, non tutte le circostanze rilevanti ai fini della precisa individuazione delle caratteristiche del bene offerto in vendita, così come l'esistenza di eventuali oneri o diritti di terzi inerenti allo stesso, e in generale le informazioni comunque rilevanti ai fini della determinazione del suo valore, devono essere dettagliatamente esposte nell'ordinanza di vendita e indicate nella relativa pubblicità, purché esse siano comunque ricavabili dall'esame della relazione di stima e del fascicolo processuale, che è onere (e diritto) degli interessati all'acquisto consultare prima di formulare le offerte. E’pertanto onere degli offerenti interessati all'acquisto esaminare, prima di formulare l’offerta, la relazione di stima e gli atti del processo, dai quali dovrebbe emergere chiaramente ogni circostanza rilevante ai fini della valutazione e della convenienza dell’acquisto.

La mancata indicazione nell’ordinanza di vendita e nella relativa pubblicità dell’esistenza di una sentenza che condanna il debitore a demolire parte dell’immobile subastato non comporta alcun vizio della vendita e non configura un’ipotesi di aliud pro alio né un pericolo di evizione parziale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 25 Ottobre 2016, n. 21480.


Esecuzione forzata immobiliare - Vendita senza incanto - Versamento del saldo prezzo - Termine - Modifica dell'ordinanza di vendita con provvedimento generale - Validità della vendita - Sussistenza.
In tema di espropriazione forzata immobiliare, è valida la vendita senza incanto qualora l'aggiudicatario del bene versi il saldo prezzo nel termine - diverso e maggiore rispetto a quello originariamente fissato nell'ordinanza ex art. 569 cod. proc. civ. - successivamente stabilito dal giudice dell'esecuzione, con provvedimento generale modificativo delle condizioni di svolgimento di tutte le vendite forzate dell'ufficio, che sia stato emesso prima dell'esperimento di vendita e pubblicizzato nelle forme di cui all'art. 490 cod. proc. civ. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 24 Febbraio 2015, n. 3607.


Espropriazione immobiliare – Aggiudicazione provvisoria – Aumento di Sesto – Inadempimento dell'aggiudicatario – Conseguenze – Consolidamento dell'aggiudicazione provvisoria – Esclusione..
In materia di espropriazione immobiliare, se all’aggiudicazione provvisoria segue un offerta in aumento di sesto con conseguente assegnazione definitiva ad altro soggetto, l’inadempimento di quest’ultimo determina, ex art. 587 c.p.c., la decadenza dell’aggiudicazione e la disposizione di un nuovo incanto, senza che possa rivivere la precedente aggiudicazione provvisoria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 15 Gennaio 2013, n. 790.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - In genere - Offerta in aumento del quinto - Inadempimento dell'aggiudicatario - Condanna al pagamento della differenza tra il prezzo ricavato dalla successiva vendita e quello da lui proposto in aumento - Configurabilità - Fondamento.
In tema di liquidazione dell'attivo fallimentare, qualora, dopo una prima aggiudicazione provvisoria, un diverso offerente in aumento sia rimasto inadempiente per non aver versato il saldo del prezzo nel termine stabilito, deve essere disposta, da parte del giudice delegato, la condanna nei confronti dell'offerente, aggiudicatario decaduto, al pagamento della differenza tra il prezzo inferiore, ricavato in successivo incanto, e quello da lui proposto in aumento, oltre all'incameramento della cauzione, così come stabilito nell'art. 587 cod. proc. civ., non potendo essere assunto come termine di comparazione il prezzo della prima aggiudicazione provvisoria, in quanto il procedimento di espropriazione deve ritenersi unico e retto dall'unica ordinanza di vendita che si conclude con l'aggiudicazione all'ultimo offerente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Marzo 2012, n. 3405.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Provvedimenti - Reclami - Decreto di decadenza dell'aggiudicatario di bene immobile per omesso versamento del saldo del prezzo - Reclamo ex art. 26 legge fallim. - Sussistenza di precedente provvedimento definitivo di rigetto di istanza di restituzione della cauzione - Conseguenze - Inammissibilità del reclamo - Cassazione senza rinvio del decreto emesso in sede di reclamo.
È inammissibile il reclamo proposto dall'aggiudicatario di un immobile avverso il decreto del giudice delegato al fallimento, con cui viene dichiarato decaduto dall'aggiudicazione per omesso deposito del prezzo residuo, ove sia già stata definitivamente respinta, con decreto del giudice delegato confermato in sede di reclamo ex art. 26 legge fallim., la richiesta del medesimo aggiudicatario di restituzione della cauzione, atteso che in tal caso si è formato il giudicato in ordine a detta pretesa costituente oggetto anche del provvedimento di decadenza; con la conseguenza che la Corte di cassazione, adìta con ricorso avverso il decreto del tribunale fallimentare che ha deciso sul reclamo avverso tale ultimo provvedimento, deve d'ufficio rilevare l'inammissibilità del reclamo stesso e cassare, quindi, senza rinvio il decreto del tribunale perché l'azione non poteva essere proseguita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Dicembre 2006, n. 27506.


Esecuzione forzata - Vendita forzata - Effetti - Vizi della cosa - Esclusione della garanzia per vizi della cosa - Ambito di applicazione - Ipotesi di "Aliud pro alio" - Applicabilità - Esclusione - Fattispecie.
L'esclusione della garanzia per i vizi della cosa, prevista dall'art. 2922, secondo comma, cod. civ. con riferimento alla vendita forzata compiuta nell'ambito dei procedimenti esecutivi, si riferisce alle fattispecie previste dagli artt. da 1490 a 1497 cod. civ. (vizi della cosa e mancanza di qualità) e non riguarda quindi l'ipotesi di "aliud pro alio" tra bene oggetto dell'ordinanza di vendita e quello oggetto dell'aggiudicazione, configurabile sia quando la cosa appartenga a un genere del tutto diverso da quello indicato nell'ordinanza (ovvero manchi delle particolari qualità necessarie per assolvere la sua naturale funzione economico-sociale), sia quando risulti del tutto compromessa la destinazione della cosa all'uso che, preso in considerazione nell'ordinanza di vendita, abbia costituito elemento determinante per l'offerta d'acquisto. (Nella specie era stato impugnato un provvedimento del tribunale fallimentare relativo alla comminazione della decadenza dell'aggiudicatario ex art. 587 cod. proc. civ. e la S.C., sulla base dell'esposto principio, ha annullato tale provvedimento, fondato sull'affermazione che la non edificabilità di un terreno - in ipotesi qualificato come edificabile nell'ordinanza di vendita - si traduce in un vizio della cosa non deducibile rispetto ad una vendita forzata). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Dicembre 1994, n. 11018.