Codice di Procedura Civile


LIBRO PRIMO
Disposizioni generali
TITOLO I
Degli organi giudiziari
CAPO III
Del consulente tecnico, del custode e degli altri ausiliari del giudice

Art. 61

Consulente tecnico
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Quando è necessario, il giudice può farsi assistere, per il compimento di singoli atti o per tutto il processo, da uno o più consulenti di particolare competenza tecnica.

II. La scelta dei consulenti tecnici deve essere normalmente fatta tra le persone iscritte in albi speciali formati a norma delle disposizioni di attuazione al presente codice.


GIURISPRUDENZA

Acquisizione di documenti da parte del c.t.u. - Ammissibilità - Limiti - Riconducibilità all’esercizio dei poteri istruttori d'ufficio - Conseguenze - Assegnazione del termine per la formulazione della prova contraria - Istanza di parte - Necessità - Fattispecie.
Nel rito del lavoro, l'acquisizione, da parte del c.t.u., di documenti non prodotti dalle parti è riconducibile ai poteri istruttori ufficiosi, sicché, da un lato, è ammissibile solo previa autorizzazione del giudice, e dall'altro impone a quest'ultimo di assegnare un termine per la formulazione della prova contraria alla parte che ne faccia richiesta. (Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza di merito che, sul presupposto della sussistenza della relativa autorizzazione giudiziale, aveva ritenuto legittima l'acquisizione, da parte del c.t.u. nominato in grado d'appello, di fotografie d'epoca dalle quali era emersa l'assenza di amianto nelle lavorazioni, omettendo, tuttavia, di dar corso alla prova contraria, ritualmente richiesta dai ricorrenti nell'atto introduttivo del giudizio di primo grado e di appello). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 06 Settembre 2021, n. 24024.


CTU fondata su documenti tardivamente prodotti - No nullità relativa ma rilevabilità d'ufficio del vizio ed inutilizzabilità della CTU basata su detti documenti.
Il dibattito in corso, e su cui è stato richiesto l’intervento regolatore delle Sezioni Unite, è quale sia il regime di nullità applicabile qualora il CTU utilizzi per la risposta ai quesiti documenti non prodotti dalle parti nei termini preclusivi previsti dal codice di rito: la tesi prevalente sembra essere quella della nullità relativa, ossia rilevabile solo su tempestiva eccezione di parte ex art. 157 c.p.c,, ma non mancano pronunzie di legittimità, anche recenti, che affermano essersi in presenza di nullità assoluta rilevabile anche d’ufficio.

La requisitoria della Procura generale opta decisamente per la soluzione della rilevabilità d’ufficio, evidenziando in sintesi che le preclusioni istruttorie rispondono a princìpì di ordine pubblico processuale sottratti alla disponibilità delle parti e il ricorso alla CTU non può essere lo strumento attraverso cui si aggirano di fatto tali preclusioni e si impedisce al giudice di rilevare la intempestività delle produzioni documentali.

La requisitoria, peraltro, ragiona in termini di inammissibilità/inutilizzabilità della documentazione prodotta, senza utilizzare la categoria della nullità assoluta della CTU: la CTU non è nulla, ma è una fonte di convincimento inutilizzabile nella parte in cui si riferisce a documenti tardivamente prodotti, così come sono inutilizzabili dal giudice tali documenti appunto perché inammissibili. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Procura Generale della Cassazione, 22 Luglio 2021.


CTU extramandato - No nullità relativa ma rilevabilità d'ufficio del vizio qualora si estenda il thema decidendum e probandum in violazione delle preclusioni processuali.
Le Sezioni Unite sono chiamate a risolvere anche questa seconda questione, ossia la sorte della CTU extramandato: ed anche in tal caso si contrappongono le tesi della nullità assoluta e relativa.

E pure in questa ipotesi la tesi della Procura generale è nel senso della rilevabilità d’ufficio del vizio, per la semplice ragione che il giudice non può decidere oltre il limite delle domande ed eccezioni delle parti e questo limite, di carattere generale e che risponde a princìpi di ordine pubblico processuale (la concentrazione, il contraddittorio, il giusto processo) immanenti nel rito introdotto dalla novella del ‘90, non può essere superato per il solo fatto che l’estensione si realizza attraverso la CTU.

Quindi, ancora una volta tra nullità assoluta e relativa, si sceglie la strada della inammissibilità, rilevabile d’ufficio, della illegittima e tardiva estensione del thema decidendum e probandum. E’ bene chiarire, tale inammissibilità sussiste solo se la risposta a quesiti non formulati abbia davvero portato a travalicare il thema decidendum e probandum, introducendo nuove domande ed eccezioni e/o nuovi fatti. Se ciò non accade, nessuna inammissibilità sarà configurabile e si sarà in presenza di vizi della CTU rilevabili solo su eccezione di parte. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Procura Generale della Cassazione, 22 Luglio 2021.


Parere del c.t.u. - Condivisione da parte del giudice - Obbligo di motivazione - Insussistenza - Fondamento - Critiche specifiche avanzate dai consulenti di parte e dai difensori - Motivazione dell'adesione al parere - Necessità.
Qualora il giudice del merito aderisca al parere del consulente tecnico d'ufficio, non è tenuto ad esporne in modo specifico le ragioni poiché l'accettazione del parere, delineando il percorso logico della decisione, ne costituisce adeguata motivazione, non suscettibile di censure in sede di legittimità, ben potendo il richiamo, anche "per relationem" dell'elaborato, implicare una compiuta positiva valutazione del percorso argomentativo e dei principi e metodi scientifici seguiti dal consulente; diversa è l'ipotesi in cui alle risultanze della consulenza tecnica d'ufficio siano state avanzate critiche specifiche e circostanziate, sia dai consulenti di parte che dai difensori: in tal caso il giudice del merito, per non incorrere nel vizio ex art. 360 n. 5 c.p.c., è tenuto a spiegare in maniera puntuale e dettagliata le ragioni della propria adesione all'una o all'altra conclusione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 06 Maggio 2021, n. 11917.


Consulente tecnico d'ufficio – Liquidazione del compenso – Sommatoria di voci distinte della tariffa – Legittimità – Esclusione – Liquidazione unitaria – Necessità – Fattispecie.
La liquidazione del compenso al consulente tecnico d'ufficio, ove l'accertamento richiesto dal giudice sia unico, benché implicante attività interdipendenti tra loro, deve essere unitaria, e non per sommatoria di più voci tariffarie, presupponendo, viceversa, quest'ultima una pluralità di accertamenti. (La S.C. ha fatto applicazione di tale principio in relazione alla liquidazione del compenso per un incarico peritale riguardante la predisposizione di un piano millesimale di un condominio che implicava lo svolgimento di attività tra loro connesse, quali la misurazione dei vani e l'elaborazione matematica delle proporzioni ai fini dell'individuazione dei millesimi da assegnare ai singoli partecipanti alla comunione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 20 Aprile 2021, n. 10367.


Processo civile – Consulenza tecnica – Espletata più volte con differenti soluzioni – Possibilità di scelta tra le varie soluzioni proposte o soluzioni alternative – Obbligo di motivazione della scelta – Affermazione.
Qualora nel corso del giudizio di merito vengano espletate più consulenze tecniche, in tempi diversi e con difformi soluzioni prospettate, anche soltanto in punto di quantificazione del danno, il giudice, ove voglia uniformarsi alla seconda consulenza abbandonando le conclusioni della prima, è tenuto a valutare le eventuali censure di parte e giustificare la propria preferenza, senza limitarsi ad un’acritica adesione ad essa; egli può, anche, discostarsi da entrambe le soluzioni solo dando adeguata giustificazione del suo convincimento, dando conto dell’enunciazione dei criteri probatori e degli elementi di valutazione specificamente seguiti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 31 Maggio 2018, n. 13770.


Ausiliari del giudice - Liquidazione del compenso - Attività svolta da ausiliari del consulente tecnico autorizzati dal giudice - Criterio di liquidazione delle spese - Applicazione delle medesime tabelle previste per il C.T.U. - Fondamento.
Il rimborso delle attività svolte dai prestatori d'opera di cui il consulente tecnico d'ufficio sia stato autorizzato ad avvalersi va effettuato applicando le medesime tabelle con cui si determina la misura degli onorari del consulente medesimo, attesa la natura di "munus publicum" che caratterizza l'incarico assegnato a quest’ultimo, del quale il professionista ausiliario non può ignorare l'esistenza e che, inevitabilmente, si riflette anche sul suo rapporto con il consulente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 21 Settembre 2017, n. 21963.


Processo civile – Consulenza tecnica d’ufficio – Fini esplorativi – Indicazione specifica delle questioni oggetto di consulenza – Necessità.
La CTU non può essere invocata a fini esplorativi, senza indicare in modo specifico le questioni su cui la stessa dovrebbe vertere, ma al solo fine di esonerarsi da ogni onere probatorio (fattispecie in tema di rapporto bancario oggetto di ricognizione di debito e promessa di pagamento per una parte rilevante del credito oggetto di provvedimento monitorio ed in assenza di produzione di una consulenza tecnica di parte). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 12 Settembre 2017.


Procedimenti sommari – Ex art. 702-bis c.p.c. – Istanza di consulenza tecnica d’ufficio – Ammissibilità – Sussiste.
L’espletamento di consulenza tecnica è compatibile con il rito sommario di cui all’art.702-bis c.p.c., consentendo una rapida definizione della controversia. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Cosenza, 27 Settembre 2014.


Concordato preventivo - Commissario giudiziale - Natura - Ausiliario del giudice delegato - Esclusione - Ragioni - Autonomia della disciplina dettata dalla legge fallimentare - Conseguenze - Termine per l'istanza di liquidazione del compenso ai sensi dell'art. 71 del d.P.R. n. 115 del 2002 - Inapplicabilità - Fattispecie.
Il commissario giudiziale nella procedura di concordato preventivo non è un ausiliario del giudice delegato, in quanto, pur cooperando con quest'ultimo, è nominato dal tribunale e ripete i propri poteri e funzioni, con operatività stabile e previsione non occasionale, direttamente dalla legge fallimentare che, in quanto "lex specialis", prevale su quella generale dettata dal d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 in tema di ausiliari della magistratura; ne consegue che, nella liquidazione dei compensi al predetto organo, disciplinata in via esaustiva dall'art. 165 legge fall. che rinvia all'art. 39 della medesima legge fall. e, con esso, al D.M. 28 luglio 1992, n. 570, è preclusa l'applicazione dell'art. 71, comma secondo, del d.P.R. n. 115 citato, ai sensi del quale la relativa istanza dev'essere proposta, a pena di decadenza, entro cento giorni dal compimento delle operazioni. (Principio affermato dalla S.C. in sede di cassazione con rinvio del decreto del tribunale che aveva rigettato la domanda di liquidazione del compenso perchè proposta dopo la scadenza del predetto termine, decorrente dalla conclusione della procedura, individuata nella sopraggiunta dichiarazione di fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Aprile 2011, n. 8221.