Codice di Procedura Civile


LIBRO PRIMO
Disposizioni generali
TITOLO I
Degli organi giudiziari
CAPO III
Del consulente tecnico, del custode e degli altri ausiliari del giudice

Art. 62

Attività del consulente
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il consulente compie le indagini che gli sono commesse dal giudice e fornisce, in udienza e in camera di consiglio, i chiarimenti che il giudice gli richiede a norma degli articoli 194 e seguenti, e degli articoli 441 e 463.


GIURISPRUDENZA

Acquisizione di documenti da parte del c.t.u. - Ammissibilità - Limiti - Riconducibilità all’esercizio dei poteri istruttori d'ufficio - Conseguenze - Assegnazione del termine per la formulazione della prova contraria - Istanza di parte - Necessità - Fattispecie.
Nel rito del lavoro, l'acquisizione, da parte del c.t.u., di documenti non prodotti dalle parti è riconducibile ai poteri istruttori ufficiosi, sicché, da un lato, è ammissibile solo previa autorizzazione del giudice, e dall'altro impone a quest'ultimo di assegnare un termine per la formulazione della prova contraria alla parte che ne faccia richiesta. (Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza di merito che, sul presupposto della sussistenza della relativa autorizzazione giudiziale, aveva ritenuto legittima l'acquisizione, da parte del c.t.u. nominato in grado d'appello, di fotografie d'epoca dalle quali era emersa l'assenza di amianto nelle lavorazioni, omettendo, tuttavia, di dar corso alla prova contraria, ritualmente richiesta dai ricorrenti nell'atto introduttivo del giudizio di primo grado e di appello). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 06 Settembre 2021, n. 24024.


CTU fondata su documenti tardivamente prodotti - No nullità relativa ma rilevabilità d'ufficio del vizio ed inutilizzabilità della CTU basata su detti documenti.
Il dibattito in corso, e su cui è stato richiesto l’intervento regolatore delle Sezioni Unite, è quale sia il regime di nullità applicabile qualora il CTU utilizzi per la risposta ai quesiti documenti non prodotti dalle parti nei termini preclusivi previsti dal codice di rito: la tesi prevalente sembra essere quella della nullità relativa, ossia rilevabile solo su tempestiva eccezione di parte ex art. 157 c.p.c,, ma non mancano pronunzie di legittimità, anche recenti, che affermano essersi in presenza di nullità assoluta rilevabile anche d’ufficio.

La requisitoria della Procura generale opta decisamente per la soluzione della rilevabilità d’ufficio, evidenziando in sintesi che le preclusioni istruttorie rispondono a princìpì di ordine pubblico processuale sottratti alla disponibilità delle parti e il ricorso alla CTU non può essere lo strumento attraverso cui si aggirano di fatto tali preclusioni e si impedisce al giudice di rilevare la intempestività delle produzioni documentali.

La requisitoria, peraltro, ragiona in termini di inammissibilità/inutilizzabilità della documentazione prodotta, senza utilizzare la categoria della nullità assoluta della CTU: la CTU non è nulla, ma è una fonte di convincimento inutilizzabile nella parte in cui si riferisce a documenti tardivamente prodotti, così come sono inutilizzabili dal giudice tali documenti appunto perché inammissibili. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Procura Generale della Cassazione, 22 Luglio 2021.


CTU extramandato - No nullità relativa ma rilevabilità d'ufficio del vizio qualora si estenda il thema decidendum e probandum in violazione delle preclusioni processuali.
Le Sezioni Unite sono chiamate a risolvere anche questa seconda questione, ossia la sorte della CTU extramandato: ed anche in tal caso si contrappongono le tesi della nullità assoluta e relativa.

E pure in questa ipotesi la tesi della Procura generale è nel senso della rilevabilità d’ufficio del vizio, per la semplice ragione che il giudice non può decidere oltre il limite delle domande ed eccezioni delle parti e questo limite, di carattere generale e che risponde a princìpi di ordine pubblico processuale (la concentrazione, il contraddittorio, il giusto processo) immanenti nel rito introdotto dalla novella del ‘90, non può essere superato per il solo fatto che l’estensione si realizza attraverso la CTU.

Quindi, ancora una volta tra nullità assoluta e relativa, si sceglie la strada della inammissibilità, rilevabile d’ufficio, della illegittima e tardiva estensione del thema decidendum e probandum. E’ bene chiarire, tale inammissibilità sussiste solo se la risposta a quesiti non formulati abbia davvero portato a travalicare il thema decidendum e probandum, introducendo nuove domande ed eccezioni e/o nuovi fatti. Se ciò non accade, nessuna inammissibilità sarà configurabile e si sarà in presenza di vizi della CTU rilevabili solo su eccezione di parte. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Procura Generale della Cassazione, 22 Luglio 2021.


Risarcimento del danno – Cd. micropermanente – Prova del danno – Necessità di accertamento clinico strumentale – Esclusione – Colpo di frusta – Accertamento medico-legale – Necessità – Affermazione – Sufficienza della sintomatologia dolorosa riferita dal danneggiato – Esclusione.
La Corte Suprema di Cassazione, terza sezione civile, con la sentenza 1272 del 19/01/2018, ha escluso che per la prova delle lesioni di lieve entità, c.d. micropermanenti, sia sempre indispensabile l’accertamento clinico strumentale; è invece fondamentale che la singola patologia sia accertata in maniera rigorosa dal medico legale il quale è chiamato a stabilire se la lesione sussista e quale percentuale sia ad essa ricollegabile in conformità alle leges artis. Tuttavia vi possono essere situazioni nelle quali per la natura o la modestia della lesione, come nel caso della lesione al rachide cervicale, c.d. “colpo di frusta”, l’accertamento clinico strumentale risulti essere, con ogni probabilità, l’unico mezzo decisivo che consente al c.t.u. di fornire la prova rigorosa richiesta dalla legge, di rappresentare quindi al giudice una conclusione scientificamente documentata e giuridicamente ineccepibile. In tali circostanze, il c.t.u, non può limitarsi a dichiarare accertata la patologia sulla base del dato puro e semplice, e in sostanza non verificabile, del dolore più o meno accentuato che il danneggiato riferisca. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 13 Aprile 2018.