Codice di Procedura Civile


LIBRO PRIMO
Disposizioni generali
TITOLO III
Delle parti e dei difensori
CAPO II
Dei difensori

Art. 84

Poteri del difensore
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Quando la parte sta in giudizio col ministero del difensore, questi può compiere e ricevere, nell'interesse della parte stessa, tutti gli atti del processo che dalla legge non sono ad essa espressamente riservati.

II. In ogni caso non può compiere atti che importano disposizione del diritto in contesa, se non ne ha ricevuto espressamente il potere.


GIURISPRUDENZA

La domanda giudiziale in origine promossa nel giudizio civile, poi interrotto ex art. 43 LF a seguito della dichiarazione di Fallimento della parte convenuta in giudizio per la sua condanna al pagamento di somme di denaro, non può essere oggetto di riassunzione nelle forme della domanda di ammissione al passivo fallimentare ex artt. 93 – 101 LF

La procura ad litem in origine rilasciata per la proposizione di una domanda giudiziale nell’ambito di un giudizio civile nei confronti di una società in bonis, al fine di ottenere la sua condanna al pagamento di somme di denaro, una volta sopravvenuto il suo Fallimento, non può essere utilizzata anche per la proposizione della domanda di cui all’artt. 93 – 101 LF, e per la proposizione della seguente eventuale opposizione con ricorso ex art. 98 LF, in quanto trattasi di azioni giudiziali autonome e diverse rispetto a quella già promossa nei confronti del fallito ancora in bonis e per la quale in origine è stata rilasciata la procura
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Qualora sia sopravvenuto il Fallimento di una società, in origine convenuta in giudizio in sede civile ordinaria al fine di ottenere la sua condanna al pagamento di somme di denaro, si ha l’effetto dell’interruzione ex art. 43 LF del relativo giudizio, stante l’improseguibilità della relativa azione durante tutta la fase amministrativa di accertamento dello stato passivo, di talché le originarie domande giudiziali devono essere “riproposte” come insinuazione nello stato passivo, senza che vi sia la possibilità di una riassunzione delle stesse in sede endofallimentare (CC 21204/2017, CC 19248/2007, CC 11674/2005 e CC 148/2003), e ciò in quanto il successivo procedimento endofallimentare, che sia instaurato per effetto della domanda di cui all’artt. 93 – 101 LF, sfugge al principio della translatio iudicii di cui all’ art. 50 c.p.c., trattandosi non di fattispecie di competenza in senso stretto, bensì di competenza funzionale e violazione del rito che, in quanto questioni di "litis ingressus impediens", escludono di per se il ricorso allo strumento di cui all’art. 50 c.p.c. (Matteo Nerbi) (riproduzione riservata) Tribunale Massa, 21 Dicembre 2021.


Rinunzia all'azione - Portata - Necessità di un mandato speciale - Poteri del difensore - Differenza rispetto alla rinuncia ad una parte della domanda - Fondamento.
La rinuncia all'azione, ovvero all'intera pretesa azionata dall'attore nei confronti del convenuto, costituisce un atto di disposizione del diritto in contesa e richiede, in capo al difensore, un mandato "ad hoc", senza che sia a tal fine sufficiente quello "ad litem", in ciò differenziandosi dalla rinuncia ad una parte dell'originaria domanda, che rientra fra i poteri del difensore quale espressione della facoltà di modificare le domande e le conclusioni precedentemente formulate. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 19 Febbraio 2019, n. 4837.


Avvocato – Procura ad litem – Mandato all’incasso – Mancanza – Incarico anche imlicito di ricevere il pagamento.
Il "procuratore ad litem, se non è specificamente autorizzato, non è legittimato a riscuotere le somme dovute al proprio cliente ed a liberare il debitore" (Cass. Sez. 3,  24 aprile 1971, n. 1199; Cass. Sez. 3, 9 settembre 1998, n. 8927). Ciò non toglie, tuttavia, che pur in difetto di una specifica autorizzazione ad operare come rappresentante del creditore, rinvenibile nella già citata procura notarile ad lites, la legittimazione del D. a riscuotere i crediti di F.G. potesse trovare titolo - come ha correttamente ritenuto la Corte perugina - nel conferimento di un autonomo potere, ex art. 1188 c.c., comma 1, di ricevere la prestazione, quale mero indicatario di pagamento.

Nota è, infatti, la differenza tra le due figure, giacchè - come ha da tempo affermato questa Corte - l'art. 1188 c.c., "dopo avere enunciato la regola che il pagamento deve essere fatto al creditore, consente che questi può commettere anche ad altri soggetti di ricevere la prestazione, secondo il principio per cui la titolarità di un diritto non ne implica la necessaria gestione da parte del titolare, il quale ben può affidarla ad altri"; orbene, "il fatto che la legge distingua tra rappresentante e soggetto (espressamente o tacitamente) indicato dal creditore implica, poi, che la designazione del secondo (denominato anche adiectus solutionis causa) avviene al di fuori di un rapporto di rappresentanza in senso tecnico, come si ricava logicamente dal fatto che le due categorie di soggetti sono indicate distintamente" (così, in motivazione, Cass. Sez. 3, 23 giugno 1997, n. 5579).

Ne deriva, dunque, che a prescindere dall'esistenza di un (espresso) potere di riscuotere la prestazione conseguente alla sua posizione di procuratore ad lites, l'avvocato può porsi come indicatario di pagamento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 25 Settembre 2018, n. 22544.


Situazioni di incompatibilità con l'esercizio della professione - Incidenza sulla validità degli atti compiuti dal difensore - Esclusione.
Sulla validità degli atti processuali posti in essere dal difensore, iscritto all'albo e munito di procura, non incidono eventuali situazioni di incompatibilità con l’esercizio della professione, quali quelle discendenti dalla qualità di lavoratore subordinato, che, sanzionabili sul piano disciplinare, non lo privano della legittimazione all’esercizio della medesima professione fino a quando persista detta iscrizione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Dicembre 2017, n. 29462.


Notificazione eseguita ai sensi della legge n. 53 del 1994 - Delegabilità all'avvocato domiciliatario - Ammissibilità - Fondamento.
Il principio secondo cui l'attività di impulso del procedimento notificatorio - consistente essenzialmente nella consegna dell'atto da notificare all'ufficiale giudiziario - può essere delegata, anche verbalmente, dal soggetto legittimato, e cioè dalla parte o dal suo procuratore in giudizio, ad altra persona, opera anche quando la notifica sia eseguita, ai sensi degli artt. 1 e ss. della l. n. 53 del 1994, dall'avvocato domiciliatario su delega del difensore munito di procura alle liti, in quanto la legge citata non esclude espressamente la delegabilità di tale atto ad altro professionista, ove il delegante sia munito di procura, e tanto lui quanto il delegato siano autorizzati dai rispettivi ordini di appartenenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 29 Settembre 2016, n. 19294.


Legge 31 dicembre 2012 n. 274, art. 14 – Avvocato – Sostituto di udienza – Necessità della delega scritta – Esclusione – Validità della delega orale – Sussiste (art. 14 l. 274/2012)..
In base all’art. 14 legge 31 dicembre 2012 n. 274, il difensore può sostituire un collega in assenza di delega scritta, necessaria solo per il praticante abilitato. Trattasi di norma immediatamente applicabile ai processi pendenti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 18 Aprile 2013.


Procuratore legale del fallimento - Poteri - Estensione - Disciplina ex art. 1708 cod. civ. - Applicabilità - Potere di nomina di un consulente di parte - Configurabilità - Autorizzazione del giudice delegato - Necessità - Esclusione.
I poteri del procuratore legale del fallimento - una volta che sia stato nominato dal curatore su autorizzazione del giudice delegato - non differiscono da quelli ordinari, previsti in linea generale dall'art. 84 cod. proc. civ., ed i rapporti tra il professionista ed il fallimento sono retti dall'art. 1708 cod. civ. - applicabile anche con riguardo alla procura "ad litem" -, a norma del quale il mandato al procuratore - difensore, che conferisce il potere di conduzione della lite; si estende anche agli atti necessari al compimento dell'incarico, secondo un apprezzamento tecnico rientrante nei poteri del legale per l'ordinaria conduzione del processo, tra i quali rientra la nomina di un consulente di parte, a norma dell'art. 87 cod. proc. civ., senza che sia necessaria ne' la nomina della parte in senso sostanziale, ne' un mandato "ad hoc" della stessa, ne', infine, l'autorizzazione del giudice delegato, trattandosi della scelta di un difensore tecnico ausiliare del legale, non già di un ausiliare del curatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Dicembre 1995, n. 12904.