LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO V
Delle società
CAPO III
Della società in nome collettivo

Art. 2301

Divieto di concorrenza
TESTO A FRONTE

I. Il socio non può, senza il consenso degli altri soci, esercitare per conto proprio o altrui un'attività concorrente con quella della società, né partecipare come socio illimitatamente responsabile ad altra società concorrente.
II. Il consenso si presume, se l'esercizio dell'attività o la partecipazione ad altra società preesisteva al contratto sociale, e gli altri soci ne erano a conoscenza.
III. In caso d'inosservanza delle disposizioni del primo comma la società ha diritto al risarcimento del danno, salva l'applicazione dell'articolo 2286.

GIURISPRUDENZA

Richiesta di cancellazione dal Registro delle Imprese, in corso di giudizio, della Società costituita in violazione del divieto ex art. 2301 c.c. dal socio-amministratore di s.n.c. – Irrilevanza

Periculum in mora – Irreparabilità del danno da perdita di clientela – Sussistenza
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La circostanza che la società in accomandita semplice - costituita in qualità di accomandatario dal socio-amministratore di società in nome collettivo, in violazione del divieto ex art. 2301 c.c. - sia in corso di cancellazione durante il procedimento cautelare d’urgenza non fa venire meno, né il fumus boni juris, né il periculum in mora, in quanto l’istanza di cancellazione potrebbe essere revocata dallo stesso socio accomandatario, ovvero quest’ultimo potrebbe costituire una nuova società, specie laddove vi siano indici della volontà del medesimo di proseguire l’attività in concorrenza.

Il danno per la perdita di clientela in conseguenza dello svolgimento di attività in concorrenza è irreparabile e, dunque, il rischio di subirlo fa sussistere il periculum in mora. (Giovanni Prearo) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 09 Gennaio 2020.


Lavoro - Lavoro subordinato - Diritti ed obblighi del datore e del prestatore di lavoro - Obbligo di fedeltà - Divieto di concorrenza - Patto di non concorrenza - Patto di non concorrenza - Diretta applicabilità ai rapporti di lavoro parasubordinato - Esclusione - Obbligo di non nuocere a controparte - Sussistenza - Fondamento. .
Per i contratti di collaborazione, quale quello di lavoro parasubordinato, nella durata massima dell'eventuale patto accessorio di non concorrenza non può essere compreso il tempo di svolgimento della collaborazione, onde la stessa non inizia prima della cessazione del contratto. Durante lo svolgimento di questo, infatti, l'obbligo di astenersi dalla concorrenza, connaturale ad ogni rapporto di collaborazione economica, renderebbe inutile ossia privo di causa il patto accessorio, come risulta ad esempio dagli artt. 1743, 1746, primo comma, 2105, 2301, 2318 cod. civ. ed in generale dall'art. 1375 cod. civ.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 23 Luglio 2008, n. 20312.


Concorrenza (diritto civile) - Sleale - Atti di concorrenza - Correttezza professionale (uso di mezzi non conformi alla) - Storno di dipendenti - Elementi - Consapevolezza dell'idoneità dell'atto a danneggiare l'altrui impresa - "Animus nocendi" - Accertamento - Fattispecie. .
Affinché lo storno dei dipendenti di un'impresa concorrente possa costituire atto di concorrenza sleale, sono necessari la consapevolezza nel soggetto agente dell'idoneità dell'atto a danneggiare l'altrui impresa ed altresì l'"animus nocendi", cioè l'intenzione di conseguire tale risultato, da ritenersi sussistente ogni volta che lo storno sia stato posto in essere con modalità tali da non potersi giustificare, in rapporto ai principi di correttezza professionale, se non supponendo nell'autore l'intento di recare pregiudizio all'organizzazione ed alla struttura produttiva del concorrente.(Fattispecie in materia di costituzione, da parte del socio di una società in nome collettivo, di una società a responsabilità limitata avente oggetto identico a quello della prima società, con l'assunzione nella nuova società di cinque dipendenti su undici già in forze alla vecchia impresa, essendo provato per taluno di essi l'invito a dimettersi e, per gli altri, il rafforzamento della volontà di interrompere il rapporto di lavoro, quali comportamenti dell'autore dello storno). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Maggio 2008, n. 13424.


Società - Di persone fisiche - Società in nome collettivo - In genere (nozione, caratteri, distinzione) - Norme applicabili - Socio - Legittimazione autonoma ad agire per far valere il divieto di concorrenza - Nonché per richiedere l'annullamento del contratto di liquidazione della quota stipulato dalla società con il socio uscente - Configurabilità - Esclusione - Assunzione in giudizio di posizione adesiva rispetto a quella spiegata dalla società - Ammissibilità.

Società - Di persone fisiche - Società in nome collettivo - Rapporti tra soci - Divieto di concorrenza - Art. 2301 - Applicabilità al socio receduto - Esclusione - Pattuizione diretta ad estendere la portata del divieto - Legittimità.
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Il socio di una società in nome collettivo è privo di legittimazione autonoma a far accertare ed inibire l'attività concorrenziale con quella della società, svolta dal socio uscente nonché a richiedere l'annullamento del contratto stipulato tra la società e detto socio uscente in ordine alla liquidazione della quota, ma può assumere nel giudizio una posizione adesiva a quella della società. (massima ufficiale)

Il divieto di concorrenza previsto per il socio di società in nome collettivo dall'art. 2301 cod. civ. cessa naturalmente con il venir meno della qualità di socio; alle parti è tuttavia consentito pattuirne l'estensione anche nell'ipotesi di recesso del socio dalla società. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 17 Aprile 2003, n. 6169.


Società - Di persone fisiche - Società in nome collettivo - Rapporti tra soci - Divieto di concorrenza - Rinuncia dei soci - Fatti concludenti - Ammissibilità..
Il consenso degli altri soci all'attività concorrenziale del singolo socio, ai sensi ed agli effetti dell'art. 2301 cod. civ., integrando rinuncia ad un diritto disponibile, opera a prescindere dalle ragioni che lo abbiano determinato, resta fermo nonostante eventuali ripensamenti successivi e può essere espresso anche tacitamente, per "facta concludentia" (nella specie, collaborazione professionale prestata per il buon esito dell'iniziativa imprenditoriale del socio). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Febbraio 1990, n. 1301.